Una storia

Angelica ritrovò quei fogli durante una notte insonne, mentre fuori una tempesta di neve aveva reso silenziosa la città. C’era stato un tempo in cui amava inventare storie. Quella che aveva fra le mani

 

era “Fiori in bottiglia”.

C’era un profumo d’antico e d’attesa lungo il sentiero che andava al faro. Il mare vibrava sugli scogli con mille voci, come se folletti pazzerelli si fossero dati appuntamento lì per giocare insieme. Melodie di tempo e vento si susseguivano ovunque: sulle mura color caffellatte, nei prati, nei passi, nel cielo pennellato di nuvole. Dalla cima del faro, un ampio angolo di Danimarca si offriva agli occhi. Anne pensava a navi di pirati, a galeoni pieni di tesori, e non si era accorta della pioggia. Il vecchio guardiano, suo nonno, la chiamò e così scese giù, pregustando panini con le uova e succo di mela.

-Allora, Anne, non mi fai vedere i tuoi disegni?

Anne gli porse una cartellina gialla con un nastro rosa, l’espressione dispiaciuta, perché i fogli erano bagnati e le ali dei gabbiani avevano contorni incerti. Ma Niels la rassicurò e, mentre lei mangiava, ravvivò il fuoco e accese alcune candele.

– Vuoi una fiaba per premio? È una storia speciale. 

Anne si fece attenta: tutte le sue favole erano particolari, popolate di elfi, maghi e principesse. E poi il nonno odorava di mare e nell’azzurro dello sguardo alla bambina pareva di intravedere onde e cristalli. I bagliori di luce nella stanza divennero più intensi: anch’essi volevano ascoltare.

– C’era una volta una casa addormentata in una morbida pianura danese, dolce sotto la rugiada e fresca nei colori. Vi abitava Michael, un ragazzo timido e riservato, che amava i laghi e la pesca. Passava intere giornate sulle acque fredde di un torrente, di un lago o se ne andava al mare. I vestiti molli di aria capricciosa, un cestino quasi sempre colmo di intarsi argentei, le sue prede. Respirava la sua libertà assaporando ogni istante, ogni dettaglio, ogni sensazione. Un giorno, soltanto la brezza intorpidiva l’aria, apparve d’improvviso una bottiglia. Si posò sulla sponda, cullata da piccole onde. Michael, sorpreso, la prese in mano, incuriosito da uno strano luccichio, e aprì impaziente: un foglio fatto con spighe di grano era stato accuratamente piegato insieme a un fiore, variopinto, che emanava un intenso odore. Il ragazzo si sentì colto da un guizzo di felicità, ma bottiglia e messaggio svanirono, veloci come erano arrivati. Michael tenne stretto ciò che provava, perché gli sembrava di essere meno solo. La via di casa fu ricca di pensieri per lui, pensieri sgualciti da una bizzarra folata di vento e da un cappello finito a terra. Una ragazza correva per riprenderlo. Aveva i capelli sottili e un abito ricamato. Michael raggiunse quel copricapo dispettoso e lo porse a lei che ringraziò con sorriso. Jennifer era inglese ed era in vacanza. Tra rossori e sguardi furtivi iniziarono a raccontarsi di loro e di quello che sognavano. I giorni passavano tra gite al lago, passeggiate per la campagna, letture all’ombra del faro. Nessuno poteva entrare nel piccolo, meraviglioso mondo che si erano costruiti. Risate giù per i viottoli dimenticati, leggere come aquiloni. Una sera, mentre guardavano i gabbiani intrecciare percorsi nel cielo, si chiesero quanto sarebbe stato bello poter volare, come un angelo, magari.

– Mi avete chiamato, per caso? – disse una voce simpatica alle loro spalle. Si voltarono di scatto e rimasero senza fiato. Una figura vestita di bianco e con ali soffici li osservava.

– Devo consegnarvi qualcosa – continuò l’angelo. Dal nulla fece apparire il fiore del messaggio, quello multicolore.

– Questo fiore è il simbolo dei vostri sentimenti, abbiatene sempre cura, difendetelo da tutte le tempeste, conservate la sincerità e la spontaneità dei vostri cuori. Se farete ciò, i petali rimarranno splendenti, altrimenti, lentamente, moriranno. Mi raccomando, credete in voi stessi e non smettete mai di sognare – disse, e poi scomparve.

Ogni giorno, all’ora del crepuscolo, i ragazzi salivano al faro, dove avevano sistemato il fiore. Michael e Jennifer non dissero mai addio ai propri desideri, rammentando le parole dell’angelo. Un giorno partirono, portando il fiore con loro, e non fecero più ritorno. 

– Nonno, il faro della storia è questo dove vivi tu? – chiese Anne.

-Forse, ma ce ne sono tanti in Danimarca – rispose il nonno.

– E … esiste una bottiglia con un fiore anche per me? – disse la bambina a bassa voce, in attesa.

– Certamente, piccola mia, – concluse Niels –per ogni persona ne esiste una: basta aspettarla. Prima o poi arriverà e starà con te per sempre.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

w

Connecting to %s

Blog at WordPress.com.

Up ↑

%d bloggers like this: