Fuori

Sapevo leggere malapena e la penna sul foglio produceva solo piccole letterine come catenelle all’uncinetto. Sognavo di diventare grande. Ascoltavo gli adulti e ogni tanto mi perdevo nei loro discorsi, non mi annoiavo,

osservavo le loro labbra e fantasticavo come di fronte ad un film muto poi guardavo i loro piedi e le mie buffe ballerine da bambina. Pensavo che il mio sentirmi inutile al mondo dipendesse proprio dalle scarpe. Un giorno cercai nella scarpiera quelle di mia madre, non scelsi quelle eleganti coi tacchi, preferii un paio di comodi mocassini e non lo feci per paura di cadere. Uscii sulle scale poi fuori, con un gran sorriso, davanti al portone. Ogni volta che riaffiora questo ricordo, penso a quanto sia magico il momento in cui si abbandona la timidezza per spiccare il volo.

 

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